Una storia di porti e incontri
Il tango prese forma nei quartieri popolari e portuali, dove persone arrivate da mondi diversi imparavano a convivere, lavorare e riconoscersi.
In quel paesaggio di partenze, arrivi, nostalgia e vita quotidiana nacque una lingua comune fatta di musica, poesia e movimento.
Prima di diventare spettacolo, il tango fu soprattutto una pratica sociale: due persone che si incontrano, ascoltano la stessa musica e costruiscono insieme un movimento che non esisteva prima.
Da Genova a La Boca
In questa storia Genova occupa un posto particolare. Tra Ottocento e Novecento fu il principale porto italiano e uno dei grandi porti europei di partenza verso il Sud America.
Una numerosa comunità genovese si stabilì a La Boca, il quartiere portuale di Buenos Aires sorto vicino alla foce del Riachuelo. I genovesi vi portarono dialetto, lavoro legato al porto, società di mutuo soccorso e una forte vita comunitaria.
Costruirono le caratteristiche case di legno e lamiera e le dipinsero con i colori avanzati dalle vernici utilizzate sulle navi. Nel 1882 arrivarono persino a proclamare simbolicamente la República de La Boca, innalzando la bandiera genovese.
Il legame sopravvive anche nel calcio: i giocatori e i sostenitori del Boca Juniors sono chiamati Xeneizes, adattamento argentino di zeneize, che in lingua ligure significa genovese.
Lo strumento venuto dalla Germania
Il bandoneón, oggi considerato il simbolo musicale del tango, non nacque in Argentina. Fu sviluppato in Germania verso la metà dell’Ottocento a partire dalla concertina tedesca.
Arrivò nel Río de la Plata probabilmente intorno al 1870, portato da emigranti o marinai europei. Il suo suono profondo e malinconico sembrava raccontare perfettamente la nostalgia degli immigrati.
Entrò gradualmente nelle prime formazioni musicali e finì per diventare la voce più riconoscibile del tango.
Dai quartieri ai grandi saloni
I primi tanghi venivano eseguiti con flauto, violino e chitarra nei cortili, nei bar e nei locali dei quartieri periferici. Per molto tempo il ballo fu considerato provocatorio dalle classi più agiate.
Curiosamente, il tango venne accolto con entusiasmo a Parigi e nelle altre capitali europee prima di essere pienamente accettato dall’alta società argentina.
Tra gli anni Trenta e Quaranta arrivò l’età d’oro: le grandi orchestre riempivano sale e cabaret, la radio portava il tango in ogni casa e migliaia di persone affollavano le piste.
Carlos Gardel diede al tango una voce destinata a diventare immortale, mentre orchestre come quelle di D’Arienzo, Di Sarli, Troilo, Pugliese e Salgán accompagnano ancora oggi gran parte delle nostre milonghe.
Piazzolla e il tango che cambia
Dagli anni Cinquanta Astor Piazzolla rivoluzionò il genere introducendo armonie provenienti dalla musica colta, contrappunti, dissonanze, influenze jazzistiche e nuove formazioni strumentali.
La sua musica era pensata soprattutto per essere ascoltata, più che ballata. I tradizionalisti lo accusarono di tradire il tango e arrivarono a definirlo "el asesino del tango".
Quello che per alcuni sembrava un delitto si rivelò una rinascita: oggi Piazzolla è considerato uno dei maggiori compositori del Novecento e colui che ha aperto al tango nuove strade.
A partire dagli anni Novanta, ballerini e insegnanti come Gustavo Naveira, Fabián Salas e Mariano "Chicho" Frúmboli hanno iniziato ad analizzare in modo sistematico la struttura del movimento. Da questa ricerca è nato il Tango Nuevo: non soltanto uno stile, ma un nuovo modo di studiare e insegnare il tango.
Patrimonio dell’umanita e tango di oggi
Il 30 settembre 2009 l’UNESCO ha inserito il tango nella Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità. La candidatura fu presentata congiuntamente da Argentina e Uruguay.
Il riconoscimento riguarda non soltanto il ballo, ma anche la musica, la poesia, i luoghi, i codici sociali e la comunità che continua a trasmetterli.
In Argentina la Giornata nazionale del tango si celebra l’11 dicembre, data di nascita di Carlos Gardel e Julio De Caro: tradizione e cambiamento nello stesso giorno.
Una storia nata nei porti, cresciuta nelle migrazioni e arrivata in tutto il mondo. Una storia nella quale, tra Buenos Aires, La Boca e Genova, c’è anche un po’ di noi.