Breve storia

Il Tango

Una storia di porti, incontri e trasformazioni: dal Río de la Plata a Genova, passando per La Boca, le orchestre e la milonga di oggi.

Il tango non è nato in un solo luogo e non appartiene a una sola città. Ha preso forma alla fine dell’Ottocento sulle due sponde del Río de la Plata, soprattutto nei quartieri popolari e portuali di Buenos Aires e Montevideo.

Immigrati europei, popolazioni creole e discendenti delle comunità africane portarono musiche, lingue, nostalgie e tradizioni diverse. Dal loro incontro nacque qualcosa di nuovo: una musica, una poesia e un modo di ballare fondati sull’ascolto, sull’improvvisazione e sull’abbraccio.

Una voce meticcia

Porti, migrazioni, cortili e sale da ballo hanno dato al tango la sua identità popolare.

Genova e La Boca

La comunità genovese ebbe un ruolo importante nella storia portuale e culturale di Buenos Aires.

Patrimonio vivo

Dal 2009 il tango è riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

Una storia di porti e incontri

Il tango prese forma nei quartieri popolari e portuali, dove persone arrivate da mondi diversi imparavano a convivere, lavorare e riconoscersi.

In quel paesaggio di partenze, arrivi, nostalgia e vita quotidiana nacque una lingua comune fatta di musica, poesia e movimento.

Prima di diventare spettacolo, il tango fu soprattutto una pratica sociale: due persone che si incontrano, ascoltano la stessa musica e costruiscono insieme un movimento che non esisteva prima.

Atmosfera calda di una sala da tango con tavoli e luce soffusa
Il tango nasce come esperienza sociale: musica, incontro, abbraccio e pista condivisa.

Da Genova a La Boca

In questa storia Genova occupa un posto particolare. Tra Ottocento e Novecento fu il principale porto italiano e uno dei grandi porti europei di partenza verso il Sud America.

Una numerosa comunità genovese si stabilì a La Boca, il quartiere portuale di Buenos Aires sorto vicino alla foce del Riachuelo. I genovesi vi portarono dialetto, lavoro legato al porto, società di mutuo soccorso e una forte vita comunitaria.

Costruirono le caratteristiche case di legno e lamiera e le dipinsero con i colori avanzati dalle vernici utilizzate sulle navi. Nel 1882 arrivarono persino a proclamare simbolicamente la República de La Boca, innalzando la bandiera genovese.

Il legame sopravvive anche nel calcio: i giocatori e i sostenitori del Boca Juniors sono chiamati Xeneizes, adattamento argentino di zeneize, che in lingua ligure significa genovese.

Comunita del Centro Buenos Aires durante una serata di tango
Tra Buenos Aires, La Boca e Genova c’è un filo storico che rende questa cultura ancora più vicina.

Lo strumento venuto dalla Germania

Il bandoneón, oggi considerato il simbolo musicale del tango, non nacque in Argentina. Fu sviluppato in Germania verso la metà dell’Ottocento a partire dalla concertina tedesca.

Arrivò nel Río de la Plata probabilmente intorno al 1870, portato da emigranti o marinai europei. Il suo suono profondo e malinconico sembrava raccontare perfettamente la nostalgia degli immigrati.

Entrò gradualmente nelle prime formazioni musicali e finì per diventare la voce più riconoscibile del tango.

Selezione musicale per una serata di tango
Nel tango l’ascolto è già parte dello studio: la musica guida direzione, pausa e intenzione.

Dai quartieri ai grandi saloni

I primi tanghi venivano eseguiti con flauto, violino e chitarra nei cortili, nei bar e nei locali dei quartieri periferici. Per molto tempo il ballo fu considerato provocatorio dalle classi più agiate.

Curiosamente, il tango venne accolto con entusiasmo a Parigi e nelle altre capitali europee prima di essere pienamente accettato dall’alta società argentina.

Tra gli anni Trenta e Quaranta arrivò l’età d’oro: le grandi orchestre riempivano sale e cabaret, la radio portava il tango in ogni casa e migliaia di persone affollavano le piste.

Carlos Gardel diede al tango una voce destinata a diventare immortale, mentre orchestre come quelle di D’Arienzo, Di Sarli, Troilo, Pugliese e Salgán accompagnano ancora oggi gran parte delle nostre milonghe.

Dettaglio di passi di tango argentino
Dal cortile alla sala, il tango conserva il suo principio più forte: muoversi insieme dentro la musica.

Piazzolla e il tango che cambia

Dagli anni Cinquanta Astor Piazzolla rivoluzionò il genere introducendo armonie provenienti dalla musica colta, contrappunti, dissonanze, influenze jazzistiche e nuove formazioni strumentali.

La sua musica era pensata soprattutto per essere ascoltata, più che ballata. I tradizionalisti lo accusarono di tradire il tango e arrivarono a definirlo "el asesino del tango".

Quello che per alcuni sembrava un delitto si rivelò una rinascita: oggi Piazzolla è considerato uno dei maggiori compositori del Novecento e colui che ha aperto al tango nuove strade.

A partire dagli anni Novanta, ballerini e insegnanti come Gustavo Naveira, Fabián Salas e Mariano "Chicho" Frúmboli hanno iniziato ad analizzare in modo sistematico la struttura del movimento. Da questa ricerca è nato il Tango Nuevo: non soltanto uno stile, ma un nuovo modo di studiare e insegnare il tango.

Patrimonio dell’umanita e tango di oggi

Il 30 settembre 2009 l’UNESCO ha inserito il tango nella Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità. La candidatura fu presentata congiuntamente da Argentina e Uruguay.

Il riconoscimento riguarda non soltanto il ballo, ma anche la musica, la poesia, i luoghi, i codici sociali e la comunità che continua a trasmetterli.

In Argentina la Giornata nazionale del tango si celebra l’11 dicembre, data di nascita di Carlos Gardel e Julio De Caro: tradizione e cambiamento nello stesso giorno.

Una storia nata nei porti, cresciuta nelle migrazioni e arrivata in tutto il mondo. Una storia nella quale, tra Buenos Aires, La Boca e Genova, c’è anche un po’ di noi.

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